Riguardo a Eric Bana
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By Ginny
Attore. Di origine croato-tedesca, ha iniziato a recitare nei primi anni '90 come comico in un locale di Melbourne. In seguito ha raggiunto il successo con diverse produzioni televisive australiane tra cui la serie "Something in the Air" (2000-2001) e altri show come "L'Eric Bana Show Live" (1997). Il debutto cinematografico risale al 1997 con una piccola parte nel film "The Castle". Nel 2000 si è messo in evidenza in un ruolo drammatico, interpretando il criminale Marck 'Chopper' Read nel film "Chopper" Per questa interpretazione ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui quello come miglior attore dell'Australian Film Institute. Dopo essersi imposto all'attenzione delle platee internazionali interpretando il sergente Norm 'Hoot' Hooten in "Black Hawk Down" (2001) di Ridley Scott, ha consolidato il suo successo con l'interpretazione di Bruce Banner/Hulk, nell'adattamento cinematografico di Ang Lee delle storie del celebre 'mostro verde".. Nel 2003 viene scelto da Wolfgang Petersen per interpretare l'eroe troiano Ettore, antagonista di Achille/Brad Pitt, nel film epico "Troy". Dal 1997 è sposato con Rebecca Gleeson da cui ha avuto due figli, Klaus e Sophia.
C'è da diventare matti a fare un film come "Munich"
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Written By: Eva Gaudenzi
Source: Film.it
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Di padre croato e madre tedesca oggi Eric Bana è Avner, l'agente segreto israeliano protagonista di "Munich", l'attesissimo nuovo film di Steven Spielberg
All’anagrafe appare come Eric Banadinovich: nato a Melbourne 38 anni fa, di padre croato e madre tedesca. Dietro le spalle, una lunga e faticosa gavetta. Diplomato all’Istituto Nazionale d’Arte Drammatica (NIDA) di Sidney, si esibisce come comico nei localini off della sua città. Fra un’audizione e l’altra, finalmente arriva qualcosa di buono. All’inizio degli anni Novanta, Eric viene scritturato per alcune serie televisive diventando, in pochissimo tempo, uno dei più apprezzati attori comici australiani.
Questi gli esordi di Eric Bana, uno dei nuovi attori più interessanti di Hollywood. E’ suo il volto di Avner, l’agente segreto israeliano protagonista in "Munich", l'ultima fatica di Steven Spielberg. Ma andiamo per ordine.
La prima apparizione per il pubblico americano risale al 2000, col film “Chopper” di Andrew Dominik (che gli valse il premio come miglior attore all'Australian Film Institute). A seguire, un bel ruolo in “Black Hawk Down” di Ridley Scott al fianco di Sam Shepard e Josh Hartnett.
Il grande successo arriva sulle spalle di Hulk, nell’omonima pellicola diretta da Ang Lee. La sua interpretazione di Bruce Banner convince sia pubblico che critica. Immediatamente, Eric Bana entra nel Gota dei grandi kolossal. Nel 2003 è l’antagonista di Brad Pitt in “Troy”, mega produzione Warner Bros firmata da Wolfgang Petersen.
Eric è una persona molto riservata che non ama far parlare troppo di sé. Ha una moglie (Rebecca Gleeson) e due bambini(Klaus e Sophia). Uno dei suoi idoli è Paul Newman. Odia le armi e adora i rally automobilistici.
La sua agenda è già piena zeppa di impegni. Attualmente è sul set di "Lucky You", l'atteso film di Curtis Hanson.
Eric Bana
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Source: Primissima.it
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Esce il 27 gennaio, giorno della memoria, il discusso film di Steven Spielberg: Munich. "Il mio film è una preghiera per la pace. E il peggior nemico della pace in Medioriente è l'intransigenza". Così Steven Spielberg presenta il suo Munich, film che racconta la reazione dei servizi segreti di Israele all'attentato di Monaco del '72. Durante i famigerati giochi olimpici, undici atleti israeliani perserso la vita dopo il tragico sequestro da parte di un commando terrorista palestinese. Spielberg decide di raccontarci il dopo Monaco. Scelta imposta dall'assunto che questo film sposa: la violenza genera solo altra violenza. In una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Der Spiegel, e ripresa dal Corriere della Sera, Steven Spielberg definisce la sua posizione verso Israele: "Da quando ho iniziato ad avere opinioni politiche e ho sviluppato posizioni morali, sono sempre stato uno strenuo difensore di Israele. Come ebreo sono perfettamente consapevole di quanto sia per tutti noi fondamentale l'esistenza dello Stato di Israele. E proprio perché sono orgoglioso di essere ebreo, sono preoccupato di fronte all'antisemitismo e all'antisionismo diffusi nel mondo. Nel mio film pongo degli interrogativi sulla guerra al terrorismo scatenata dall'America e sulle risposte di Israele alle violenze dei palestinesi. Se fosse necessario, sarei pronto a dare la vita per gli Stati Uniti, esattamente come per Israele".
No, non sono un bugiardo…
Intervista a Eric Bana protagonista di Munich
Munich è l'intenso e problematico capolavoro che Steven Spielberg ha dedicato alla strage delle Olimpiadi di Monaco del 1972 e all'immediata reazione del servizio segreto israeliano contro i terroristi palestinesi. Protagonista di questa pellicola – manifesto contro l'insensatezza della vendetta è Eric Bana, attore australiano conosciuto e apprezzato per film come Troy e Hulk impegnato nel ritrarre il capo di un commando di agenti segreti la cui missione è eliminare mandanti e fiancheggiatori dell'attacco al Villaggio Olimpico della cittadina tedesca. Un ruolo complesso in cui Bana diventa pian piano l'emblema di un'umanità nuova, stufa di vedere versare sangue e sostenitrice della giustizia a discapito di una vendetta privata che sembra portare più danni che benefici.
Qual era la sfida connessa al personaggio protagonista di Munich?
Quella di raccontare la sua evoluzione: Avner – all'inizio del film - è una persona molto arrabbiata per i fatti di Monaco. Dopo l'assegnazione della missione si sente completamente assorbito da un compito veramente schiacciante e deve imparare molto velocemente come fare il capo. Inizialmente si pone molte domande sul senso dell'intera operazione, poi, però, accade qualcosa che lo fa indurire. Mentre la determinazione del resto del gruppo si indebolisce, a Avner succede il contrario. Verso la fine del film lo vediamo diventare sempre più lacerato riguardo all'esperienza che ha vissuto e riguardo a chi ha concesso a sé stesso di diventare.
Arrivato a questo punto che direzione ha intrapreso la sua carriera?
La sfida è quella di continuare a leggere le sceneggiature che mi arrivano e tentare a tutti i costi di trovare in esse gli elementi con cui - per me - sia più facile relazionarmi da un punto di vista quasi 'elementare'. Non desidero avere con il mio lavoro un approccio 'analitico': non mi piace pensare ai miei personaggi nei termini di una partita a scacchi o strategici. Cerco di interpretare personaggi che mi diano grandi emozioni e nei cui confronti sia facile reagire.
E' una cosa facile?
Di una cosa sono certo: è davvero difficile per me prendermi in giro. Non riesco ad ingannarmi. Mentre leggo una parte su un copione conosco già il mio grado di sincerità mentre la interpreterò. Per quello che riguarda i personaggi che mi vengono offerti, questi ultimi o mi piacciono oppure no. Non ci sono mezze misure. Questo perché nutro una grande passione nei confronti del mio lavoro e dei personaggi che interpreto.
Lo showbusiness con le sue regole e i suoi rituali come gli Oscar può costituire un elemento di pressione?
Certamente. Può trasformarsi in qualcosa di molto pesante. Ma io ho cercato di riequilibrare questa situazione non vivendo a Los Angeles e già questo, per me, è di grande aiuto. Sono molto fortunato a vivere in Australia e a starmene lontano dal business del cinema. Non voglio finire 'bloccato' dalla follia di Hollywood. E la differenza, innegabilmente, c'è. Quando mi trovo a Los Angeles mi accorgo di quanto sono fortunato a starmene lontano dal mondo del cinema. Quando vado a casa sono felice di andarmene.
E adesso?
Tornerò in Australia per girare il film d'esordio di un esordiente: non vedo l'ora di lavorare con Richard Roxburgh un grande regista teatrale che dopo tanti ruoli in grandi produzioni hollywoodiane come Van Helsing, Moulin Rouge e La leggenda degli uomini straordinari, esordisce alla regia di un lungometraggio con Romulus, my father.
…Ed è anche il marito di un'attrice italiana…
E' vero! Silvia Colloca: si sono conosciuti sul set di Van Helsing. Beh, Richard è una persona straordinaria e tutti in Australia lo ricordano per il suo grande lavoro in teatro e con una serie di giovani attori che - poi - in una maniera o nell'altra hanno finito per fare del cinema in America. E' da molto tempo che prepara questo progetto, quindi tutto sarà molto speciale per lui. Nel suo film mia moglie sarà interpretata da Franka Potente.
Cosa si aspetta dal futuro della sua carriera?
Non sono sufficientemente razionale per dare una risposta compiuta e articolata. Credo che – come dicevo prima – l'approccio debba e possa essere solo emotivo. Mi attendo di essere 'colpito in fronte' all'improvviso da ruoli e personaggi che mi si parino dinanzi e che non mi lascino sfuggire. Certe volte, leggendo alcune sceneggiature, come quella di Munich è come se mi fossi sentito colpito da una mazza da baseball. Non sono capace di mentirmi e non riesco a farmi piacere quello che so di non riuscire ad amare. No, non sono capace di mentire e di essere bugiardo.
Sono certo di non essere mai in grado di convincermi ad interpretare personaggi che non dovrei fare.
In Munich lei è difficilmente riconoscibile…
E' proprio quello che mi piace del mio lavoro ed è la maniera in cui io preferisco relazionarmi nei confronti del cinema. Mi piace cambiare, trasformarmi. Tutto ciò è possibile a patto che tu abbia la fortuna di avere il tempo per prepararti e studiare. Pian piano il tuo ruolo ti entra nelle ossa e la trasformazione nel personaggio è molto spontanea. Esattamente come è successo per me in Munich.
C'è da diventare matti a fare un film come "Munich"
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January 27, 2006
Source: Trovacinema.com
Provided By: Ginny
Eric Bana, protagonista del nuovo film di Steven Spielberg, al microfono di Arianna Finos 'Munich', un film molto atteso e controverso, perché racconta la vendetta che Israele chiese a 5 agenti del Mossad per l'eccidio di 11 atleti israeliani ai giochi olimpici di Monaco 1972. Il film è stato accolto con critiche e consensi, sia da parte palestinese, sia da parte israeliana. Il protagonista assoluto è la star australiana Eric Bana, che avevamo conosciuto in ruoli molto diversi, sia in 'Troy', sia in 'Hulk'. a
Questa volta è Hassler, il capo del commando, un personaggio realmente esistito, che Eric Bana ha incontrato faccia a faccia.
Sì l'ho incontrato è stato molto gentile. E' interessante in senso positivo e negativo perché il mio personaggio non è completamente costruito su di lui. Ho preso licenza di prendere e lasciare elementi diversi che volevo, in questo senso sono stato fortunato, ma mi è stato molto utile soprattutto per confermare dei pensieri che hai come attore ma che devi confrontare. Non si devono però avere troppe informazioni troppi dettagli. Comunque il confronto mi è stato molto utile.
Che effetto le ha fatto essere la prima scelta di Steven Spielbeg e come è andato il vostro primo incontro? La prima volta che l'ho incontrato stava ancora girando 'Terminal' con Tom Hanks e io stavo finendo il film 'Troy'; mi ha chiamato dicendomi che voleva fare un film con me e io non sapevo di cosa si trattasse. Non è strano che tu incontri un regista senza sapere quale sia il progetto che ha in mente per te. Quando ci siamo incontrati mi ha detto che voleva fare un film che raccontasse cosa era accaduto dopo le Olimpiadi del '72, spiegando che c'era un personaggio principale che avrebbe dato a me e più parlava, più io ero eccitato e interessato e ho detto sì molto molto velocemente.
Ho letto una prima bozza della sceneggiatura molto presto e l'ho seguito vedendolo poi cambiare ed evolvere fino al momento delle riprese. Come ha reagito alle polemiche che questo film ha scatenato? Non reagisco. Ne ho lette molte anche interessanti. Quando lavori su un film accade spesso che scrivano di questo giornalisti di spettacolo, ma anche giornalisti politici: questo è un dono, è una bella cosa. Il fatto che qualcuno si interessi al tuo lavoro mi interessa e leggo quegli articoli. Io sono interessato a tutti i punti di vista. Adesso Eric Bana è una star di Hollywood.
C'è qualcosa a cui lei non rinuncerebbe mai? Per esempio alla sua passione per la motocicletta? Non smetterei mai... mai. Non è certo qualcosa che puoi fare mentre giri in un paese straniero lavorando tutti i giorni, ma non è un problema. Lo faccio quando sono a casa e quando sono a casa sono un boss e se per mia moglie va bene, va bene anche per me. (27-01-2006)
2003
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